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Nella pratica sportiva, il muscolo deve possedere qualità di forza, resistenza, prontezza, velocità ed estensibilità acquisite con un allenamento specifico spesso lungo e intensivo. Queste diverse caratteristiche sono basate su tre sistemi strettamente legati. La struttura biomeccanica del muscolo, l’attività metabolica e i differenti tipi di fibre ed infine il sistema neuromuscolare. Se, per incidente o cattiva utilizzazione, uno di questi meccanismi è leso, la struttura fisiologico del muscolo crolla, comportando la sospensione dell’attività sportiva per un periodo indeterminato. |
I tre sistemi che agiscono sul muscolo sono dunque:
- la struttura biomeccanica del muscolo (in figura) che conferiscono proprietà visco-elastiche e contrattili
- l’attività metabolica e i differenti tipi di fibre che condizionano la potenza, la durata e l’inerzia dell’attività muscolare
- il sistema neuromuscolare che permette di regolare le attività volontarie, automatiche o riflesse intervenendo nel controllo posturale e gestuale proprio di ogni sport.

L’eccellente coordinazione e funzionamento di questi tre sistemi condizionano l’attitudine sportiva ed il livello di prestazione ma in caso di incidente o cattivo utilizzo l'attività sportiva comporterà una sospensione per un periodo indeterminato con ripercussioni molto negative per un buon allenamento.
Tipologie di lesioni muscolari:
E' da considerare innanzitutto che la classificazione è rappresentata dalla natura diretta o indiretta del trauma (Craig, 1973).
In tal senso si possono distinguere:
- Lesioni muscolari da trauma diretto, che secondo l'interpretazione classica, implicano l'esistenza di una forza agente direttamente dall'esterno.
L’agente che produce la lesione è esterno, colpisce il muscolo con particolare violenza; il danno solitamente è maggiore se l’urto avviene quando il muscolo è contratto.
- Lesioni muscolari da trauma indiretto, che presuppongono l'azione di meccanismi più complessi, e chiamano in causa forze lesive intrinseche, che si sviluppano nell'ambito del muscolo stesso o dell'apparato locomotore. In questo caso la lesione della muscolatura è legata ad una contrazione troppo rapida del muscolo da una fase di completo rilasciamento; fattori predisponenti possono essere lo scarso allenamento, l’eccessiva fatica muscolare, la scorrettezza del gesto atletico, fattori ambientali climatici (il freddo) o terreni di gioco che non consentano la perfetta aderenza provocando movimenti scoordinati.
Lesioni da trauma diretto (contusione)
- grado lieve
- grado moderato
- grado severo
Lesioni da trauma indiretto
- contrattura
- stiramento
- strappo
- strappo di primo grado
- strappo di secondo grado
- strappo di terzo grado (rottura parziale o totale)
In entrambi i casi le lesioni prodotte vengono classificate il diversi gradi a seconda del coinvolgimento del numero di fibre muscolari, del grado di lesione delle stesse e delle strutture connettivali e vascolari ad esse intimamente connesse.
Classificando in modo semplice e chiaro possiamo dunque distinguere i seguenti tipi di traumi:
- Contrattura
Si manifesta con dolore muscolare che insorge quasi sempre a distanza dall'attività sportiva, con una latenza variabile (dopo qualche ora o il giorno dopo), mal localizzato, dovuto ad un'alterazione diffusa del tono muscolare, imputabile ad uno stato di affaticamento del muscolo, in assenza di lesioni anatomiche evidenziabili macroscopicamente o al microscopio ottico.
- Stiramento
È sempre conseguenza di un episodio doloroso acuto, insorto durante l'attività sportiva, il più delle volte ben localizzato, per cui il soggetto e costretto ad interrompere l'attività, pur non comportando necessariamente un'impotenza funzionale immediata e del quale conserva un preciso ricordo anamnestico.
Poiché dal punto di vista anatomo-patologico non sono presenti lacerazioni macroscopiche delle fibre, il disturbo può essere attribuito ad un'alterazione funzionale delle miofibrille, ad un'alterazione della conduzione neuro-muscolare oppure a lesioni sub microscopiche a livello del sarcomero. La conseguenza sul piano clinico è rappresentata dall'ipertono del muscolo, accompagnato da dolore.
- Lo strappo muscolare
Lo strappo, o distrazione, si valuta in relazione ad una scala di gravità composta da tre gradi.
La lesione di 1° grado interessa la rottura di meno del 5% delle fibre muscolari. La lesione di 2° grado evidenzia una rottura sia di fibre che di fascicoli muscolari. Vengono definite di 3° grado le rotture totali o semi totali del muscolo. L’ematoma che ne consegue sarà tanto più vasto quanto maggiore è il numero delle fibre muscolari interrotte. Il punto di indolenzimento è ben individuabile e non consente la ripresa dell’attività. Nelle lesioni di terzo grado è poi visibile un avvallamento nella sede della rottura. La riparazione con tessuto cicatriziale comprometterà più o meno gravemente l’elasticità muscolare.
La riabilitazione dovrà essere tempestiva, riguardando nella prima fase una terapia volta alla decontratturazione del muscolo ed alla riduzione dell’infiammo.
Nella foto: Maria Sharapova (tennista russa)
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