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Cicatrici sul corpo, traumi più o meno importanti, interventi chirurgici. Spesso questi 'capitoli' della nostra vita possono portarci sulla via del totale sconforto e ad abbandonare la nostra attività sportiva. Grazie ad una importante testimonianza di un nostro amico bodybuilder agonista vediamo come scientificamente e moralmente poter far fronte a questi eventi. |
Spesso mi è capitato di conoscere persone che, per qualche "incidente di percorso" avevano subito grossi traumi fisici, di conseguenza cicatrici e magari anche asportazioni chirurgiche di organi non vitali.
Tra queste un 25% era uno sportivo agonista e un 30% praticava uno sport a livello amatoriale. Beh, posso dirvi che il 90% degli uni e degli altri, una volta subito il trauma, abbandonava l'attività sportiva rinunciando a qualsiasi tentativo di trovare un rimedio!
Dopo un breve sondaggio condotto personalmente, ho potuto constatare che ciò che condizionava le scelte di uno sportivo reduce da uno di questi traumi erano il "dolore" e le "cicatrici".
Come potete immaginare, tra gli atleti, quelli che più di tutti e che più facilmente avevano abbandonato erano proprio i bodybuilder, i quali, molto più legati degli altri al proprio aspetto fisico e spinti dal desiderio di avvicinarsi quanto più possibile al concetto di "perfezione", presi da un totale sconforto, gettavano la spugna!
Vero che chi ama davvero questo sport non si ferma davanti a niente e a nessuno, ma altrettanto vero è che subire traumi e/o interventi consistenti e poi riprendere la vita di prima non è per niente facile.... vediamo perchè.
Le cicatrici in genere possono causare dolore, indolenzimento, soprattutto nei primi periodi quando i tessuti cicatriziali non si sono ancora consolidati.
Altro fattore da non trascurare è quello estetico, infatti, come potete immaginare, molte cicatrici sono difficilmente nascondibili, soprattutto se a cerniera, a scalino, depresse o infossate, ipertofiche, cheloidi. Tutte le tipologie indicate, tranne l'ultima, sono conseguenza o di suture non perfette o di riaperture della ferita, i cheloidi invece sono vere e proprie degenerazioni del tessuto cicatriziale, quest'ultimo infatti continua ad estendersi oltre i limiti della cicatrice stessa, sia verso l'interno che verso l'esterno.
Aggiungo anche un altro aspetto che a mio parere è importantissimo per coloro che praticano bodybuilding agonistico, e cioè la posizione delle cicatrici rispetto alle fasce muscolari interessate, infatti:
- se trasversali, sono sinonimo di tagli o rotture, con conseguente ricongiungimento, di intere fasce muscolari o di parte di esse. Sono molto accentuate e influiscono negativamente nelle fasi di contrazione e distensione, implicando molto spesso notevoli perdite di forza.
- se longitudinali, scorrono nel verso del muscolo, sono molto meno distruttive e altrettanto meno accentuate, riescono a preservare una maggiore funzionalità muscolare, tra queste inoltre si possono distinguere alcune cicatrici che vengono praticate in sala operatoria all'80% nella regione addominale (da me definite "intelligenti"), le quali scorrono in corrispondenza dei tessuti connettivali che intercorrono tra le fasce muscolari (es. linea alba, che scorre longitudinalmente, al centro del retto addominale).
Esistono varie tecniche di chirurgia estetica che risolvono con ottimi risultati il problema, queste sono:
- la correzione chirurgica o rimozione delle cicatrici
- infiltrazioni locali riempitive
- infiltrazioni locali di medicinali e/o cortisonici
- cerotti e pomate al silicone o al cortisone
- dermoabrasioni
- peeling
- tecniche laser
- tecniche di compressione locale (ove possibile)
Altra possibile degenerazione delle cicatrici, in questo caso quelle conseguenti a interventi chirurgici effettuati nella regione addominale (es. splenectomia, asportazione di un rene, appendicectomia ecc..), può essere il laparocele. Quest'ultimo è una grave complicanza post operatoria in cui i visceri addominali fuoriescono attraverso una breccia formatasi nella fase di consolidamento cicatriziale di una ferita laparotomica. Questo meccanismo patogenetico lo distingue dall'ernia che invece si fa strada attraverso orifizi o canali anatomici. Il problema si risolve con la terapia chirurgica, più o meno invasiva, a seconda della grandezza del sacco e delle aderenze interne. Fino a qualche anno fa le recidive erano frequenti in quanto si trovavano grosse difficoltà nella ricostruzione plastica della parete e in particolare dello strato muscolo-aponevrotico, oggi invece è possibile correggere questi difetti di parete utilizzando materiale protesico (MARLEX, GORE-TEX, DUALMESH) che risulta determinante nella tenuta della plastica. Si tratta di reti o toppe costituite da materiale biocompatible che possono essere anche messe a contatto diretto con l'intestino e evitano la formazione di ulteriori aderenze.
Dopo aver analizzato gli aspetti fisici ed estetici sopramensionati, faccio cenno anche a un fattore di non poco conto quale "l'aspetto psicologico".... Come avrete notato ho scritto "faccio cenno", questo per il semplice motivo che nel corso della mia ricerca, mi sono imbattuto in una a dir poco immensa bibliografia in merito all'argomento!
Certo è che per far fronte ad eventuali stress e depressioni post-traumatiche, l'infortunato ha bisogno di grosse dosi di:
- forza dell'io, espressione della validità di quell'amore primario che in ognuno di noi costituisce la base fondamentale su cui costruire il senso di sicurezza, di identità e di autostima.
- ottimismo, costituisce un tratto correlabile ai fattori di coscenziosità, gradevolezza ed estroversione
- senso dello humor, svolge il ruolo di moderatore dello stress, riesce a far ottenere quel distacco emotivo necessario al superamento della crisi
- hardiness, con questo termine viene designata una variabile caratteriale denotativa il concetto di "robustezza psicologica" sinonimo di resistenza, dedizione al compito, controllo, disponibilità di fronte alla sfida.
Riassumendo, far fronte a eventuali stress post-traumatici di intensità più o meno rilevante può essere più facile per persone che possiedono naturalmente le doti appena indicate, le quali, senza aver bisogno dell'intervento di specialisti del settore, riescono a collocare, lungo un percorso di continuità dello sviluppo psicologico, la personalità pretrauma all'evento traumatico stesso. Queste persone quindi riescono ad ovviare gli stati d'animo negativi che possono presentarsi durante il periodo post-traumatico, riuscendo a mantenere una continuità con lo stato psicologico pretrauma.
Seguendo gli stessi principi esistono, per le persone che non hanno questa dote naturale, dei percorsi psico-terapeutici atti al potenziamento di quei tratti di personalità utili come funzione protettiva, tutto questo è possibile focalizzando l'attenzione sui fattori psicologici che favoriscono una tipologia di personalità resistente agli stress acuti, tenendo sempre presenti le problematiche attinenti alla familiarità e alla situazione ambientale entro cui si è svolto l'evento traumatico.
Ragazzi... bisogna volersi bene! Trovare dentro di voi la forza di lasciarsi alle spalle l'accaduto, che "deve a tutti i costi" essere considerato un incidente di percorso e niente di più. Quello che dapprima vi colpisce, deve essere poi causa di rafforzamento! Se proprio non riuscite a digerire alcune brutte e fastidiose cicatrici, trovate la forza di affrontare ancora un piccolo intervento, questa volta estetico...e poi via di nuovo a spingere in palestra. Autocommiserarsi non serve, bisogna reagire!
Vi chiederete come faccio a essere certo che le mie considerazioni siano esatte... beh anche io, che sono ancora un atleta agonista, faccio parte della grande famiglia dei traumatizzati sopradescritti, infatti oltre a vari piccoli traumi (tre-quattro punti di sutura alla volta), nel 1996 ho avuto un incidente stradale con conseguenti: trauma cranico commotivo con breve stato di coma (24h), splenectomia per rottura traumatica, versamento emorragico nel polmone sinistro, 6 tagli con relativa sutura in vari punti del corpo (anche in bocca, figuratevi che piacere!) e rottura delle cartillagini del naso e della caviglia sx. Considerate che soltanto l'intervento all'addome, con taglio lungo la linea alba (circa 35cm), ha comportato una sutura di 64 punti...che ne dite?! Sicuramente non è stata una cosa piacevole, ma l'ho superata con relativa facilità anche perchè ho cercato da subito di guardare al futuro e a non pensare a come potrebbe essere stata la vita se quella maledetta sera avessi.....
Ora vivo una vita tranquilla e continuo a praticare il mio sport preferito cercando ancora oggi di piegare i bilanceri...
LA VOSTRA STORIA LA FATE VOI STESSI, STA A VOI SCEGLIERE SE AVERE UNA PARTE DA PROTAGONISTA O ESSERE UNA SEMPLICE COMPARSA..
Saluti sportivi a tutti.
Pino Palumbo
Preparatore atletico, istruttore di pesi e fitness, personal trainer.
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Bibliografia e risorse relative all'articolo:
Dispensa della dott.sa Stefania Garbin specialista in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva.
Wikipedia Enciclopedia libera "Il trattamento con protesi dei laparoceli: esperienza relativa a 265 casi di CORCIONE F. allegato Ospedali D'Italia Chirurgia 1999
CARVER C.S(1991) optimism, pessimism, and coping with serious illness, paper presented at the 120 International conference, Budapest
DE GIROLAMO G., MARCHIORI E.(1995). Traumi e vittime: epidemiologia del disturbo post-traumatico da stress in EPIDEMIOLOGIA E PSICHIATRIA SOCIALE,4, 2.
FLACH F.(1990).The resilence hipothesis and post-traumatic stress disorder in M.E.WOLFE & A.D. MOSNAIM(eds), post-traumatic stress disorder.ETIOLOGY, PHENOMENOLOGY END TREATMENT, AMERICAN PSICHIATRIC PRESS.
Bartoli, Bonaiuto, 1997


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